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Parte Settima
Le parole di Darren quella sera sono arrivate come un
fulmine a ciel sereno.
Ho cercato di parlare con lui per vedere se mai si fosse
pentito.
Manco per il cazzo! Io ero per lui una coinquilina e visto che non accendeva i riscaldamenti io gli facevo da scaldaletto con l’opzione che scopava pure gratis.
Manco per il cazzo! Io ero per lui una coinquilina e visto che non accendeva i riscaldamenti io gli facevo da scaldaletto con l’opzione che scopava pure gratis.
Due al prezzo di una! Si una deficiente come me!
È stata una decisione dolorosa ma dopo quel fatto ho
raccolto le mie cose e mi sono chiusa la porta alle spalle.
Sono stata ospite per un mese dalla mia collega, si
quella che mi portava la zuppa quando sono stata male, e botta di fortuna dopo
un po’ ho ripreso la mia vecchia stanza che nel frattempo era tornata sfitta.
Dopo che me ne sono andata di casa, quel tirchiaccio bastardo si e' accorto che la quota delle bollette era aumenta ed il cibo, che compravo solo io, non era più a costo zero per lui.
Soprattutto i suoi istinti passionali si sarebbero dovuti
sbollire alla vecchia maniera… dove la manina diventava lunga per far
funzionare la sega!
È per questo che mi ha ricercata.
Non so neanche io perché ma ho accettato di rivederlo in
un pub.
Appena sono entrata l’ho visto seduto ad un tavolo con l’espressione bastonata di un gatto randagio.
Mi sono seduta, ho ordinato uova, pancetta avocado e un toast, lui… solo acqua di rubinetto.
Ha cercato in tutti i modi di convincermi a ritornare con
lui e per un secondo l’idea ha anche sfiorato la mia mente, poi è avvenuto
qualcosa che mi ha aperto gli occhi, semmai ce ne fosse ancora bisogno, su chi
fosse veramente Darren.
Il tavolo vicino a noi era vuoto ma avevano lasciato un
mezzo panino una bottiglia di Coca Cola e due caramelle.
Mentre io stavo ancora parlando vedo Darren alzarsi,
prendere i fazzolettini, avvolgere con una completa disinvoltura il panino,
metterselo in tasca insieme alle due caramelle e bere la bibita dalla
bottiglia.
La cameriera e gli altri avventori del locale hanno
assistito alla scena disgustati. Io non
ero mai stata così in imbarazzo in vita mia.
Neanche il peggior accattone avrebbe mai osato tanto!
Non potevo vivere con una persona del genere.
Si è vero lo amavo ancora ma non potevo rinunciare a vivere per
amore suo.
Con il cuore spezzato di chi ci ha voluto credere fino
all’ultimo, mi sono alzata e senza dire una parola sono uscita dal locale,
dalla sua vita e dai miei sogni.
Vi assicuro che per tutto il tempo che sono stata con lui
non gli ho
fatto mai pesare il fatto che lui fosse tirchio… ma così tirchio che al
confronto l’Avaro descritto da Moliere era Gianluca Vacchi.
Tra me e il vile denaro ha scelto il secondo, e non per
fare la bella vita ma per metterlo in una sicura cassaforte e poterselo contare
come faceva zio Paperone.
Il colpo l’ho accusato ed è stato peggio di un pugno in
pieno stomaco.
Questa volta, non mi è proprio venuto da dire Sticazzi! Perché
certe cose feriscono e fanno male.
Si certo si sopravvive ma la ferita è ancora aperta e
questa volta non c’è neanche la consolazione di dire: ‘ Imparo per la prossima
volta.’
Quando pensavo che le sfighe del passato erano solo
passato perché la famosa esperienza mi aveva forgiato, mi sono accorta che la
vita è talmente imprevedibile che ad ogni collina che scali, alza il tiro e tu,
senza sapere né come ne quando, ti ritrovi a scalare una montagna!
E allora lo sapete che vi dico che la morale ha tutto il
sapore di una nuova lezione.
Come se dice a Roma: Col
passato ce famo er sugo!
The End