Riassunto delle puntate precedenti:
Parte Terza
Negli anni della mia infanzia e
adolescenza l’Italia si assestava come un paese moderno, in cui il benessere e
la modernità stavano entrando nelle case di tutti con una prorompenza che si stava
espandendo a macchia d’olio nel paese.
Le porte del mio paesino inculato tra
le montagne molisane rimanevano sprangate senza lasciare neanche uno spiffero dell’aria
nuova.
Appena sono nata in casa mia è stata
festa grande e le mie nonne Romola e Marietta hanno da subito iniziato a cucire
per me lenzuole e coperte come corredo per il giorno del mio matrimonio. Per i miei
compleanni e natali della mia infanzia ho sempre ricevuto bambolotti e mini
pentole.
Tutto avrebbe dovuto prepararmi alla
mia futura vita di moglie e madre.
È stato uno shock per mia madre vedere
che io letteralmente schifavo i miei giochi, e rubavo il mini telescopio di mio
fratello Giovanni.
A scuola la mia materia preferita era
scienze e non le materie umanistiche, come da tradizione. E vi dico di più,
invece di fare pallavolo, sport considerato non so perchè più femminile che
maschile, ho scelto di praticare il basket, ossia una attività sportiva praticata
maggiormente dai ragazzi.
Contro il volere di mia madre
indossavo jeans, maglione e gli anfibi Doctor Martines neri.
Ricordo ancora quando mia madre in
secondo liceo mi chiamò nella sala da pranzo, stanza di casa sempre chiusa e
adibita per le ‘grandi occasioni’ e i pranzi delle feste comandate, perché
doveva farmi un discorsetto.
Dopo quasi un’ora di conversazione con
un preambolo lungo quanto il suo rosario mi chiese con la voce tremante “Rometta
sei o non sei lesbica?”
Avrei tanto voluto dirgli di si! Si lo
sono e allora quale è il problema? Ed invece ho detto la verità. Io ero diversa
da chi volesse che fossi.
Mia madre, dopo aver tirato un
eclatante sospiro di sollievo, ha alzato gli occhi al cielo e detto: Ma dove sto
sbagliando con te?
In realtà lei non sbagliava nulla, si
comportava come aveva fatto sua madre e credeva che io reagissi passivamente agli
insegnamenti impartiti come fece lei a suo tempo.
No, io ero diversa e la mia curiosità
e voglia di conoscere mi ha fatto scegliere una vita totalmente diversa da
quella che sognava e pianificava mia madre.
Appena finito il liceo ho fatto per la
prima volta le valigie e sono andata a studiare Biologia all’università di
Roma.
Lavoravo e studiavo e pensavo solo a
quando sarei arrivata alla meta finale: la discussione della tesi! Quel momento
è arrivato!
Ottenuta la laurea in biologia
molecolare, con 110 e lode, ho vinto una borsa di studio come ricercatrice per
una università ad Oxford.
A casa mia hanno storto un po’ la
bocca ma poi al momento di salutarmi mia madre mi ha detto: “Rometta mia, studia
che almeno quando torni trovi un buon partito da sposare”.
Anni sui libri per poter dire: mi
mantiene mio marito che magari c’ha la terza media ma fa l’idraulico e guadagna
come un chirurgo!
E si tutti i sacrifici, gli sforzi e
le rinuncie per alimentare il sacro fuoco del sapere andavano, secondo mia
madre, ad alimentare il fuocherello di una zoccola qualcunque che attendeva il
cliente più facoltoso per assicurarsi non la serata ma la vita!
Nonna Marietta, la mamma di mio papà che nacque nel 1910 e si è sempre dimostrata più moderna di sua nuora, forse è stato
per questo che si sono sempre cordialmente odiate fino all’ultimo respiro di
nonna, morta ormai da anni.
Ricordo che quando la mia famiglia mi
ha accompagnato all’aereporto per volare verso Londra per poi raggiungere Oxford,
in fila per il check in ho ripensato ad un proverbio che mi ripeteva nonna
Marietta: ‘La barca è tua e ci fai
salire chi ti pare’, come dire fai quel cazzo che ti va della tua vita, scegli
tu chi, come e quando. È la TUA vita!
E cosi stavo facendo. Il bigottismo e
l’ottusità di mia madre non mi erano mai piaciuti e erano i motivi principali
per il quale non siamo mai andate troppo d’acccordo.
Ricordo ancora il mio primo giorno ad
Oxford, l’architettura della città antica mi ha affascinato ed ero convinta che,
qui come era successo a Roma, sarei stata felice e avrei costruito nuove
amicizie.
O almeno così credevo.
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