L'Uomo perfetto
la storia di Daniela
Parte sesta
Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
la storia di Daniela
Parte sesta
Nonostante la sua arroganza, nonostante fosse chiaro che lui cercava la povera immigrata da plasmare ‘a sua immagine e somiglianza’ io restavo con lui, non so perché.
Sapevo però che non ero più felice.
L'uomo con cui stavo non era più quello che usciva al freddo a comprarmi la cioccolata, che mi guarda negli occhi e mi diceva 'quanto sei bella' accarezzandomi il viso, che rideva con me.
A un certo punto, mi sono resa conto che l'unica cosa che mi rendeva felice era quando riuscivo a soddisfarlo, a vedere che lui era orgoglioso di me.
La sua reazione positiva alle cose che facevo influenzavano inevitabilmente il mio umore, manco fossi uno dei cani di Pavlov.
Robert cercava sempre di imporre il suo stile di vita a me.
Ed ecco che l'uomo perfetto stava rivelando la sua perfetta personalità "controlling", come dicono gli inglesi. Quella secondo la quale una persona si sente autorizzata a dire alle altre cosa fare e, usando l'arte manipolatoria le riesce a convincere .
‘La palestra si fa di mattina. Ti dovresti svegliare presto, tipo alle cinque come faccio io...’
‘La sera io mangio alle sei perché così digerisci meglio. Dovremmo mangiare sempre a quest’ora’.
Ora, mettiamo in chiaro bene una cosa: io mi alzo alle 5 della mattina SOLO ED ESCLUSIVAMENTE se ho un aereo da prendere. In tutti gli altri casi questo orario corrisponde per me a notte fonda.
Per 'convincermi' a cambiare il mio stile di vita è arrivato a dire: "anche tu devi cambiare perché io ho cambiato i miei tempi e orari da quando sto con te".
Il fatto, poi, che lui avesse cambiato stile perché aveva lasciato il suo lavoro e non perché stava con me, era per lui un argomento irrelevante.
'Non importa perché ci sono stati dei cambiamenti. La mia vita è cambiata ed è giusto che anche tu cambi la tua'.
Certo virgola certo!
Per quanto riguarda la cena alle sei, io a quell’ora faccio al limite merenda perché se mangiassi all’ora del te', poi alle 9 dovrei mettermi a cucinare di nuovo perché mi verrebbe una fame atavica.
Ma voi pensate che queste argomentazioni sono state ascoltate da Robert? Manco pe gniente!
Dopo una estenuante discussione durata ore, manco si trattasse della convention sul riscaldamento globale, sono arrivata a spostare la lancetta della cena alle sette e un quarto.
Fare ginnastica all’alba era un discorso su cui non ho ceduto di un millimetro. Ma poi dico io, ti va di alzarti al primo canto del gallo quando fuori ancora è buio e andare in palestra? Fallo ma non rompere i coglioni a me! Ma perchè devi imporre a me di fare la stessa cosa? Perchè?
Domandandomi le ragioni per le quali lui voleva a tutti i costi dirigere la mia vita mi ha fatto riflettere. Lui credeva che per il solo fatto che io ero nel suo paese da relativamente poco tempo e parlassi bene l’inglese, ma certo il mio livello fosse inferiore al suo, lui potesse manovrarmi come si fa con i burattini.
Aveva sbagliato vittima, io non ero la povera emigrata sprovveduta che si perde anche nel classico bicchiere d’acqua perché purtroppo la vita mi ha abituato a navigare in mari tempestosi e avevo sempre combattuto per arrivare sana e salva sulla terra ferma.
Le nostre discussioni non avevano però intaccato più di tanto il fatto che, accidenti a me! Io mi ero innamorata di lui! Ed è per questo che ho continuato a stargli accanto, perché cercavo di convincermi del fatto che con il tempo lui avrebbe capito e apprezzato il fatto di avere accanto una donna forte ed indipendente.
Le cose non erano più tanto perfette ma io questo fatto lo avevo messo in conto. Che potessero tramutarsi in catastrofe era una variabile che non avevo preso minimamente in considerazione.
Ed invece una sera è successo quello che non doveva proprio succedere. Come al solito è stato il caso a far uscire fuori la verità. Una domanda banale come che ore sono ha scoperchiato il vaso di Pandora.
Per rispondere alla domanda di Robert ho preso il suo cellulare che era sul piano della mia cucina. Lì ho visto che c’erano varie notifiche di Tinder.
Lui lo stava usando ancora! Era più attivo che mai!
Avevo gli occhi iniettati di sangue e senza urlare o fare scenate gli ho sbattuto davanti alla faccia il suo cellulare.
Lui era impietrito. Aveva la stessa espressione del bambino scoperto dalla mamma a rubare la marmellata.
In sua difesa ha farfugliato qualcosa che francamente non ho capito, nel frattempo io sentivo mancarmi l’aria e capivo che non sarei riuscita ad articolare bene un discorso che avesse senso. L’unica cosa da fare in quel sono uscita dal mio appartamento sbattendo la porta.
C’era una aria gelida quella sera e la luna era coperta da una coltre di nuvole. Il mio stato d’animo era esattamente così. Ero congelata e impotente di fronte a quello che avevo scoperto. Alla mia vita perfetta si stavano riavvicinando le sfortune che temevo quando tutto sembrava andare per il verso giusto.
Ho camminato tanto quella sera ed il mio cellulare squillava in continuazione. Era Robert che cercava disperatamente di sapere dove ero perché ci teneva a spiegarmi cosa era successo e chiarire il malinteso.
Alla fine si è messo a piovere di brutto ed io, senza ombrello, sono stata costretta a tornare a casa. Lui era ancora lì e, per la prima volta, mi ha pregato di dargli almeno l’opportunità di dire la sua. Ed io, sorprendentemente questa possibilità glielo l'ho data.
Mi ha spiegato che contattare le ragazze su Tinder era una scommessa che aveva fatto con suo fratello. Avevano scommesso su chi in un mese avesse avuto più ‘match’.
Mi mostrò poi che era tornato attivo da 2 settimane e che se volevo, potevo telefonare a suo fratello per avere conferma.
Ovviamente io a quella cazzata megagalattica non c’ho creduto. Quello che avrei dovuto fare era sbatterlo fuori da casa mia a calci nel culo. Ed invece quella serata invernale lui è restato, anche se ha dormito sul mio divano.
To be continued

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