giovedì 13 settembre 2018

L'uomo perfetto - la storia di Daniela - Parte quinta

L'uomo perfetto
la storia di Daniela
Parte quinta

Gli eventi che hanno dato inizio al declino si sono svolti in un primo momento in maniera del tutto casuale ed i pomi della discordia erano all’inizio davvero sciocchezze. 

Il punto era che il mio fidanzato ‘perfetto’, quello che mi apriva la porta della macchina, che portava sempre le buste della spesa, anche le confezione da 6 di acqua, che esaudiva i miei desideri trattandomi da principessa era così  perfetto che ne era convinto pure lui. Così tanto da non mettersi mai in discussione e da non ammettere mai di poter essere in errore. 

Il primissimo segnale di questo suo tratto di personalità si è rivelato una sera, quando dopo aver cucinato lui ha insistito per lavare i piatti ed io ovviamente l’ho lasciato fare. Quando però ho visto che li insaponava e li metteva direttamente ad asciugare gli ho fatto notare l’errore: ‘Amore i piatti vanno risciacquati’. 

Da quella osservazione, a cui qualsiasi altro essere umano avrebbe detto: ‘si è vero ora li risciacquo, lui ha iniziato una filippica che manco er prete sull’altare.  

Dopo averlo ascoltato per cinque lunghissimi minuti sulla tecnica ‘giusta’ per lavare i piatti, che sua madre li aveva sempre lavati così etc etc etc, ho semplicemente sottolineato il fatto che il sapone dei piatti è tossico e non può rimanere negli oggetti che poi dovranno essere riutilizzati per mangiare. 

Anche qui, qualsiasi altro avrebbe gettato la spugna ma lui no! E ha iniziato a sparare minchiate su minchiate pur di non darmela vinta in quella che non avrebbe dovuto neanche essere una disputa. 

È arrivato a dire che il sapone per i piatti è fatto per essere ingerito e quindi anche se rimane nei piatti non causa danni all’organismo. In quel preciso momento avrei tanto voluto dire: ‘va bene amore, ecco il te' ... invece di metterci il classico cucchiaino di miele perché non ci metti una bella cucchiaiata di sapone liquido per i piatti, quello alla‘profumazione’ ai frutti di bosco che fanno tanto bene! Oppure preferisci lo sgrassatore per le pentole unte al limone che ha tanta vitamina C?’ 

Quando ho capito che se non avessi ceduto io, lui sarebbe andato avanti tutta la notte ho deviato il discorso e la discussione fortunatamente è finita. La mattina dopo però mentre lui dormiva ho sciacquato i piatti con l’acqua bollente e vaffanculo alle sue teorie di merda!

Quella sera una mezza lampadina si era accesa per fare un po’ di luce su chi fosse davvero Robert, ma poi l’ho spenta subito perché avevo sonno e volevo sognare ancora di avere accanto l’uomo perfetto. 

Mi sono illusa per poco che la ‘lite’ sul sapone per i piatti fosse solo un episodio. Con il tempo Robert diventava sempre più rompicoglioni e soprattutto criticava tutto quello che facevo, tentando di farmi sentire costantemente inadeguata. 

‘Guarda che non si fa così devi dare retta a me...’ era la costante di tutte le sue argomentazioni. Neanche il mio modo di vestire  andava bene. Avrei dovuto vestire più ‘classica’, si insomma più da sciura. Su questo punto ha disquisito per quasi un’ora, e non si è arreso finché io come al solito non ho cambiato argomento. Ma voi credete che si sia arreso? 

Una domenica pomeriggio passeggiando per il centro di Cardiff sono entrata in un negozio di scarpe, lui ne ha viste un paio che a me facevano davvero cagare e me le ha comprate. Avoja a dirgli: ‘Io queste scarpe non le voglio. Non mi piacciono. Non me le indosserò mai! Stai sprecando soldi cosi’. 

Non ha ascoltato mezza parola detta da me, si è avviato deciso verso la cassa e le ha comprate perché: ‘Daniela compro queste scarpe per te con i miei soldi . Sono un regalo e tu, se sei ben educata, lo devi accettare e ringraziarmi, o vuoi dirmi come spendere i miei soldi?’.

La personalità manipolatrice dell'uomo perfetto scalpitava per manifestarsi.
Io non i sarei mai permessa di dirgli come spendere i suoi soldi ma, chiaramente 'ho voce in capitolo su cosa mettere ai miei piedi'.

Ho preso le scarpe, abbozzato un mezzo sorriso ma col cazzo che gli ho detto grazie e credetemi non le ho mai messe ai piedi, neanche per provare se mi stavano bene!


C’è stato poi un altro episodio, tra i tanti che mi ha davvero scioccata e che ha di fatto tolto la maschera di uomo gentile e cortese ad Robert. 

Tutto è iniziato perché una mia amica italiana mi ha mandato un documento da tradurre dall’italiano all’inglese. Il documento riguardava l’obesità e avrebbe dovuto essere pubblicato su una rivista inglese.  


Appena terminato ho chiesto a Robert, madrelingua inglese, di riguardarlo. Anche lì ha trovato da ridire, non tanto sulla traduzione ma sulla tesi sostenuta nel documento. Secondo lui definire una persona obesa era offensivo ed era meglio usare il termine sovrappeso. 

Hai voglia a spiegargli che obesità, sovrappeso, normo-peso, sottopeso erano tutti range scientifici definiti da tabelle e riconosciuti in tutto il mondo e che non c'era nulla di offensivo nel definire una persona obesa.

Messo all’angolo e senza più argomenti validi mi ha guardato con uno sguardo carico di odio e con tono rabbioso mi ha detto: ‘ Forse le persone le trattano così al tuo Paese. Questo è il mio paese. So io come vanno le cose, tu sei una emigrata e dovresti solo ascoltare!’

Quelle parole hanno inferto una pugnalata al cuore. Non ho potuto ribattere nulla. Ricordo solo che lì il mio uomo perfetto era già nel pieno della sua chiara metamorfosi in perfetto testa di cazzo!

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