domenica 19 agosto 2018

For Ever Peter Pan - La storia di Fabiana - Terza parte

For Ever Peter Pan
La storia di Fabiana

Lo spagnolo sicuramente non sapeva giocare a baseball ma vi assicuro che possedeva una mazza bella grossa e la sapeva usare anche MOLTO bene. Il ragazzo dimostrava una certa solerzia e perfezione sotto le lenzuole: stava sul pezzo assiduamente e con costanza. 

Che poi se in quel momento stesse pensando a Costanza o Marina questo non lo potevo dire con certezza. Certo era che il cellulare di M. si illuminava e vibrava in continuazione ed io che di natura mi faccio sempre i cazzi miei, anche quella volta sono rimasta coerente e non mi sono smentita così mentre lui era nella mia cucina a preparare la colazione io ho sbirciato sul suo cellulare. 

Ok vi dico la verità ho letto i messaggi su Tinder ed erano tutti recentissimi.
L’hijo de puta - figlio di puttana in spagnolo -  si dimostrava un Tindarolo attivo e pimpante. La prima volta che l’ho scoperto non ho avuto neanche il coraggio di chiedere, magari mistificando la mia rabbia con quell’ironia tipica inglese mischiata magari ad finta curiosità . 

Ho semplicemente fatto finta che quei messaggi letti, dai toni inequivocabilmente porcarecci, che lui scambiava con le altre, non esistessero o meglio si andassero a nascondere in un angolo remoto e buoi della mia mente insieme alle tabelline, la prima declinazione del verbo essere in latino e le scarpe ortopediche che indossavo da bambina. 

Le notifiche sono sempre state una costante nel nostro rapporto. Io lui e Tinder. Un triangolo perverso da cui io mi rifiutavo di uscire. 

A dire la sincera verità avevo una paura fottuta di poterlo perdere e per molto, anzi troppo tempo, mi sono morsa la lingua per non chiarire questa situazione. Infondo noi non eravamo una coppia, facevamo solo dates, ossia incontri.

A quegli incontri io non rinunciavo mai. Anche quando in aeroporto facevo quello che avevo nominato 'il turno del fornaio': sveglia alle tre del mattino per iniziare alle quattro e finire poi verso le due del pomeriggio. Tornavo a casa invece di buttarmi sul letto e sprofondare in un sano sonno comatoso, mi toglievo la divisa infilavo i miei jeans e una maglietta attillata e  correvo verso il treno pronta per attraversare la città solo magari per vederlo un ora. 

Lui era la mia droga ma i viaggi per andare a vederlo erano davvero snervanti, per non parlare poi del biglietto del treno che stava dissanguando i miei già miseri risparmi. 

Amavo il mio lavoro all’aeroporto ma i turni notturni combinati con quelli diurni mi stavano uccidendo. In secondo luogo abitare in culonia rispetto a tutto quello che ti può offrire Londra era davvero scocciante. E si ok lo ammetto, anche il fatto di essere così lontana da lui iniziava a darmi un po’ fastidio. 

Per questi motivi ho iniziato a cercare un’altro lavoro. Tra le varie opzioni lavorative sui vari siti ne ho selezionata solo una ed ho spedito il Curriculum Vitae solo a questa compagnia che aveva sede a St Paul, proprio di fronte alla famosa cattedrale. Due ore dopo aver sostenuto il colloquio ho ricevuto dalla manager il messaggio che ero stata assunta. 

Dire addio ai miei colleghi non e’ stato facile. Quando si e’ soli in una citta’ come Londra si tende a legare molto di più con gli altri e si costruiscono rapporti che poi, al di là delle strade che inevitabilmente si dividono, si tramutano in amicizie vere fatte di tanti ricordi che ricostruiscono un tratto di vita dove davvero si cammina fianco a fianco. 

Soprattutto stavo lasciando il mio amato aeroporto e la cosa non e’ stata semplice, ma la vita li’ aveva dei ritmi sregolati ed io in quel momento della mia vita avevo bisogno di regolarita’ e routine. 

Soprattutto, diciamocelo ora senza prenderci per il culo volevo che lui diventasse la mia routine! 

To be continued 

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