martedì 31 luglio 2018

Dominatrix - La storia di Jenny Seconda Parte

Dominatrix
La storia di Jenny

Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
http://marilenaonorato.com/ 


Ho lavorato sodo come baby sitter e cameriera per un intero anno affinché potessi  raccogliere i soldi necessari per il biglietto di sola andata per Londra. Una parte del mio stipendio andava per le spese di famiglia e alcune volte mi piangeva il cuore a dover trattenere una parte per me quando a casa si faceva fatica a mettere insieme il pranzo e la cena. Ma ero decisa e nulla poteva fermarmi. I miei genitori poi erano felici e fieri della mia scelta. 

In una fredda giornata di gennaio sono partita con la valigia di cartone. Be non sono sicura che fosse cartone ma era sicuramente lo scarto della vicina di casa che la voleva donare alla Caritas.

Comunque a Londra abitava L. una vecchia amica di mia madre, era li’ che avrei soggiornato per i primi tempi. 

Appena arrivata mi sono clamorosamente accorta che il mio inglese, che credevo fosse decente, era davvero ad un livello molto più che basilare. Questa consapevolezza e’ arrivata appena sono uscita dall’aeroporto di Gatwick. 

Per dirla in poche parole non capivo un cazzo e le persone a cui chiedevo indicazioni mi guardavano come a dire: ‘Va bene che gesticoli e vuoi farti capire però questo non basta. Riprova sarai piu’ fortunata’.

Dopo due ore in cui mi sono bestemmiata l’anima sono arrivata alla stazione degli autobus e sono riuscita a prendere quello giusto per raggiungere la casa di L.

In realtà era un appartamento situato a Willesden Green, zona nord di Londra, composto da una camera, un salotto con angolo cottura e un cesso senza finestra delle dimensioni di uno sgabuzzino.

La convivenza con L. e’ stata difficile e fastidiosa come l’herpes. Dormivo sul suo divano a due posti e anche se sono bassina ci stavo davvero scomoda. 

L. poi era una tirchia da competizione. Mi contava i minuti che ero sotto la doccia. Mi dava per colazione una fetta di pane tostato e caffè solubile. La marmellata, solo un velo si intende, veniva spalmata sul toast solo la domenica. Eh il giorno del signore si festeggia... il pane poi era talmente tagliato fino che sembrava davvero l'ostia! Amen!

Il prezzo da pagare per stare in quel mini appartamentino di merda era alto, ma non in termini economici ma di sopportazione umana. Oltre a pulire tutti i cazzo di giorni la sua casa, sbrigare le sue faccende e portare a spasso il suo amato chihuahua, L. pretendeva di controllare nei minimi dettagli la mia vita. 'Non ti vestire così', ‘Si rientra a casa quando rientro io'. E non poteva che essere così visto che non mi ha dato mai le chiavi.

Insomma voleva una schiava da comandare a bacchetta per compensare la sua vita inacidita come il latte scaduto da  anni. 

Dopo dieci giorni non ce la facevo piu’. Ho scaricato un Curriculum da Internet, l’ho adattato alle mie esperienza, l’ho stampato in un internet caffè e sono andata a distribuirlo nei bar e nei ristoranti del centro di Londra. La sera avevo già ricevuto l’offerta per due colloqui e il mattino seguente ero diventata barista per una nota catena. 

Trovare casa non e’ stato un grosso problema. L’unica che mi potevo permettere era a Queens Road Peckham, un quartiere che all’epoca non aveva nulla da invidiare a Scampia.  

Quel buco di stanza in quella casetta attaccata alla stazione, in condivisione con altre cinque persone, era l’unica cosa che potevo permettermi ed infondo ero fiera di poter muovere i primi passi da sola senza essere continuamente comandata da quella stronza di L.

La vita stava ricominciando da li’ ed io volevo a tutti i costi la svolta. Certo convivere con altre persone, soprattutto estranei, non e’ stato facile. Almeno all'inizio. 

I miei coinquilini erano quasi tutti inglesi e devo dire che grazie a loro e al mio lavoro che ho migliorato da subito la fluenza.

Giorno dopo giorno acquisivo nuovi vocaboli e nuovi termini e modi di dire. ‘It’s raining cats and dog’ - letteralmente piovono gatti e cani - e’ stata la prima espressione tipicamente inglese che ho imparato. In pratica equivale al nostro modo di dire :‘Piove governo ladro’ quando piove che Iddio la manda. 

E’ anche vero che la casa faceva schifo e i miei coinquilini erano zozzi come i maiali. Dalla stanza di R., un ragazzo di Manchester, veniva un olezzo nauseabondo. Un giorno, per curiosità sono entrata e non credevo ai miei occhi. Pezzi di carne putrefatta sotto il letto. C’era piu’ polvere nella sua scrivania che nel deserto del Sahara. Il letto poi .... le lenzuola sembravano la Sacra Sindone. E forse lo erano!

In quel periodo comunque mi sentivo sola come mai mi era successo in vita mia. Lavoravo, tornavo a casa mi riposavo e poi ricominciavo il giorno dopo. A venti cinque anni volevo di più. 

Un giorno una mia coinquilina, mi ha introdotto nel ‘magico mondo’ di Tinder. Ho scaricato subito l’app ed e’ diventato il mio passatempo preferito. Volevo trovare un ragazzo di madre lingua inglese cosicché avrei unito l’utile al dilettevole. 

To be continued 

lunedì 30 luglio 2018

Dominatrix - La storia di Jenny Prima Parte

Dominatrix
La storia di Jenny
Prima parte

Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart


Mettiamola pure così: si vuole sempre quello che non si e’ mai avuto e si crede irraggiungibile. Il desiderio di vedere tutti i  sogni diventare realtà e’ lo scopo per cui continuiamo a sognare. Ci si incaponisce talmente tanto che si finisce per perdere di vista cosa potrebbe succedere se davvero si avverassero. 

Come quando vedi la nutella sull’ultimo scaffale del mobile, ma siccome sei alta 1 metro e 50 fottutissimi centimetri non ci arrivi. Pensi e ripensi al gusto della nutella sul pane che sta proprio lì sul tavolo già tagliato. Sali sul mobile, ti arrampichi che al confronto Spiderman sembra tuo nonno. Ma nulla da fare! La nutella sta troppo in alto e tu non ci arrivi. 

Bestemmi forte anche in aramaico, te la prendi con chi l’ha messa così in alto e ti disperi perché pensi: ‘Ma porca zozza volevo solo un cucchiaio di nutella... manco quello mi merito? E’ una vita de merda!’. 

Poi, all’improvviso, come per magia arriva qualcuno che con agilità prende il barattolo, te lo apre e ti fa una proposta: ‘Ti do il barattolo solo se tu farai due salti in avanti e due indietro’. Tu salti in avanti, salti indietro e quello che sembra il tuo eroe ti porge la nutella. 

A quel punto pensi: ‘Ma quanto e’ stato facile! Qualcuno lassù mi ama...sarà stato il mio angelo custode, che impietosito dalla mia vita miserrima ha deciso di darmi finalmente una gioia.’

Io però all’angioletto custode non ci ho mai creduto veramente... il mio poi, se mai esistesse, e’ sicuramente strabico e al momento del bisogno lui, combinazione, e’ sempre clamorosamente assente. Svanisce come una scorreggia in un campo sterminato di grano. Senza la poesia dell’amore profano però!

Quando hai il barattolo in mano ti ripeti: ‘Solo un cucchiaio, magari bello pieno’. E lo sai anche tu che non e’ cosi’! Che ti prendi per il culo da sola. 

La realtà e’ che un cucchiaio dopo l’altro finisci per raschiare il fondo. A me e’ successa praticamente la stessa cosa, credevo che con il minimo sforzo si potesse ottenere il massimo... anzi il sognato! C’è sempre l’altro lato della medaglia. Non si vede ma c’è! 

Se ti va bene la nutella ti fa uscire un brufolo. Se non sai trattenerti e mangi davvero tutto il barattolo la cellulite ‘te se attacca come una cozza sullo scoglio’. Se poi non sei abituata alla nutella, perché hai sempre mangiato pane e olio per merenda, allora il cagotto ti aspetta a braccia aperte ed il cesso diventa il posto che non puoi lasciare anche se la puzza ti rivolta lo stomaco più della merda in cui sei finita. 

I soldi facili non esistono. Questo e’ stato il mantra che quasi quotidianamente mi ripetevano i miei genitori. ‘Il pane va sudato. Il lavoro ha sette scorze - strati - la più dura e’ la mollica’. ‘Nessuno ti regala niente per niente’. Si insomma il senso era chiaro: ‘Sei nata povera bella mia e ti devi fare il culo, non dico per vivere, ma per sopravvivere’. 

A me da bambina e’ mancato tutto. I vestiti erano quelli logori e sbiaditi concessi dalla vicina di casa che aveva sei figli. Io praticamente ero la settima ad indossarli. Mai una gita  e mai una vacanza. 

Il gelato era un lusso che mi concedevano il giorno del mio compleanno e del mio onomastico... in realtà indovinate come mi chiamo all’anagrafe? Gennara! Sono Gennara. Si esatto in onore al santo protettore. Nonostante il nome scelto in suo onore a me il santo non ha fatto grazie ne sconti nella vita. 

Il ‘sogno Americano’ traviato del self-made man-woman a Scampia, dove sono nata e cresciuta, esisteva e lo si poteva vedere concretamente. Tra quei palazzoni ingrigiti, la rabbia della gente che non riesce a sopravvivere e la malavita ho consumato la mia infanzia e adolescenza. 

Ho visto troppe volte i miei compagni di scuola e di gioco trasformarsi in piccoli delinquenti o peggio iniziare a far parte delle paranze, le squadre di ragazzini giovanissimi assoldati  dai clan camorristi della zona. 

Quanta violenza. Quanto squallore in quelle vite gettate in pasto agli avvoltoi. Ricordo che in quegli anni vedendoli indossare vestiti e accessori griffatissimi pensavo:‘Beati loro!’. 

Avevano tutto quello che io sognavo. Il prezzo però da pagare per loro e’ stato davvero salato. Le loro vite si stavano consumando come una candela al vento. Quel vento ha infestato, e ancora infesta, con un’aria putrida la mia terra. E’ per questo che a venticinque anni ho deciso di andarmene di lì. 

Volevo trovare l’Eldorado a Londra. Sarebbe stato in quella città’ multietnica e piena di opportunità che avrei ricominciato non più a sopravvivere ma vivere. 

Non potevo permettermi un corso di inglese e così facevo corsi online gratuiti sul web. Avevo scaricato  anche  Dualingo, una app gratuita che ti insegna la grammatica e la pronuncia delle lingue straniere, tra  cui l’inglese. 

Una volta messo piede a Londra avrei imparato. Insomma ero riuscita a sopravvivere a Scampia per tanto tempo senza mettere mai piede in galera me la sarei cavata anche a Londra. 

Anzi, ero convinta che lì avrei fatto ‘il botto’. E infatti il botto l’ho sentito! Mi ha frantumato non solo i timpani ma anche i sogni. 


To be continued


domenica 29 luglio 2018

Visto da lontano sembrava amore - Parte sesta ultima parte

Visto da lontano sembrava amore
La storia di Ilaria

Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart



Mai mi ero sentita più raggirata e presa in giro in vita mia. Passavo le mie sere con K, anche lui e’ pachistano, ma non così’ praticante. Be’ diciamo che beveva birra e non aveva nessun problema a dormire accanto ad una donna e farci sesso. Tra l’altro il miglior sesso della mia vita! 

Con lui mi sentivo di nuovo bene e soprattutto si era creata una bellissima alchimia fra noi. Ridevamo di tutto e mi sentivo a casa solo quando c’era lui. 

Il primo bacio, la prima carezza, l’aver fatto l’amore con lui sono state le cose più’ naturali della mia vita. Lui sapeva che ero una amica di M. che ospitava poiché momentaneamente senza una casa. Tra noi stava nascendo un sentimento bellissimo fatto di piccole cose concrete che mi rendevano felice e che mai avrei pensato di poter conquistare nella mia vita.  

Quel momento magico stava cambiando la mia vita per sempre. Dopo quasi due mesi di convivenza ho scoperto di essere incinta e che insieme a K. avremmo trovato la soluzione ideale. Volevo stare solo con lui, di questo ero certa. 

Sentivo che era lui la persona con cui avrei finalmente affrontato gli incubi del passato per costruire un nuovo futuro. Ho aspettato due giorni a dire a K. che avevo in grembo suo figlio ma quella sera di ritorno dal lavoro ero intenzionata a dirgli tutto.

Appena rientrata a casa lo vedo seduto sul divano con una lettera in mano e lo sguardo fisso sul muro della cucina. Sembrava stordito, totalmente assente. Gli strappo di mano la lettera e leggo il contenuto:  il governo britannico aveva respinto la sua estensione per il visto.

Aveva sei mesi per appellarsi dopo di che, se sarebbe andata male, la decisione di espulsione dal paese sarebbe stata confermata. Ed e’ stato in quel momento che lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: ‘Sposami. Non per farmi restare ma perché vuoi che io resti qui con te per iniziare una nuova vita insieme come una famiglia.’ 

In quel momento tutto intorno a me si e’ fatto scuro, non riuscivo neanche a dire una parola poi non so’ cosa sia successo ma ho sentito dentro di me come una forza che mai avrei creduto di avere e con quell’energia tra le mani ho detto tutta la cruda verita’ a K. 

Ero caduta nella trappola di M. e lo avevo sposato. Poi ho preso il coraggio ‘a due mani’ e ho rivelato anche di essere incinta. 

Lui ha ascoltato tutto e alla fine mi ha abbracciato e mi ha detto: 'Devi fare cio’ che senti. Riprenditi la tua vita. Sii egoista, amati e pensa solo a te’. Io, se tu lo vorrai, ti spedirò quanto possibile per crescere nostro figlio anche se sarà difficile fargli avere una esistenza decente ora’. 

Ho pensato e ripensato alle sue parole e per la prima volta in vita mia mi sono chiesta: cosa vuoi tu davvero? E la risposta e’ stata semplice come bere un bicchiere d’acqua: Voglio stare con K. Voglio sposare lui, avere un lavoro migliore e un figlio. 

Non importa che questa non sia la situazione giusta. Non importa se dovremo sacrificarci io voglio prendere in mano il mio futuro e viverlo con l’uomo che mi guarda ogni mattina dicendomi che sono bellissima e che solo con me ha capito cosa vuol dire amare. 


M. non era di certo ceco, e si era reso perfettamente conto che tra me e K stava nascendo qualcosa. Non sospettava pero' che il nostro fosse Amore e soprattutto non credeva che io potessi rompere la promessa di rimanere legalmente sua moglie fino al tempo prestabilito.

Ricordo il momento in cui ho affrontato M. per dargli la lieta notizia del nostro imminente divorzio.

Sono entrata in cucina e l'ho trovato che cenava, ovviamente aveva cucinato solo per lui. L'ho guardato negli occhi e gli ho detto: '‘Sorridi e la vita ti sorriderà basta darle una buona opportunità.... ti ricordi caro? Be' io sto vivendo la migliore opportunità della mia vita e tu non ne fai parte!'.

Sentendo quelle parole gli e' caduto il cucchiaio nella zuppa. Ha sbarrato gli occhi e con tono supplichevole mi ha detto: ' Ti prego... ti supplico non farmi questo. Cosi' mi rovini'.

La buona samaritana ha fatto capolino, per un secondo sia chiaro, ma questa volta l'ho presa a calci, e con tono deciso gli ho risposto ripensando ad una frase che mia nonna mi diceva sempre: 'Ognuno ha il destino che si merita. Da domani inizio le pratiche del divorzio'. Senza aggiungere una parola gli ho dato le spalle e sono uscita dalla cucina e dalla sua vita.

Due giorni dopo io ed K. eravamo fuori da quella casa e iniziamo a vivere come una coppia. Prima di chiudere definitivamente quel capitolo della mia vita ho voluto lasciare un bigliettino a M.

'A Roma si dice 'Hai fatto i conti senza l'oste' ... Caro M. io sarò stata pure una cretina a cadere nella tua trappola ...ma pure tu che credevi che ti avrei salvato il culo restando 'tua moglie' per due anni della mia vita ... trattata come una pezza da piedi... A tutto c'e' un limite. E ricordati che c'e' sempre qualcuno che raccoglie quello che gli idioti buttano via. Il riciclo va di gran moda. E' cool !!!'

Oggi sono una moglie felice che vive con l’uomo che ama in un appartamentino fuori Londra e guarda la sua pancia crescere. Il solstizio di primavera sarà speciale per noi perché  conosceremo  nostro figlio.

Riguardo a M., il divorzio e’ durato mesi e dopo aver firmato il documento che mi rendeva libera ho sentito che per la prima volta in vita mia stavo facendo la cosa giusta. Se vi state chiedendo se provo odio per M. la risposta e’ no!

M. e’ stato comunque il mezzo per ottenere la felicità che vivo ora e mai sono stata così appagata. 

La legge britannica prevede che il Visto permanente si ottenga dopo due anni dal matrimonio e la buffonata che aveva messo su M. e’ durata decisamente di meno. Il mio caro ex marito e’ stato rimpatriato in Pakistan e non potrà tornare in Europa a meno che non trovi un lavoro o un’altra disposta a sposarlo, ma in quel caso ci scommetto la sua prossima moglie chiederà’ un conto salato per il privilegio di vivere a Londra e sicuramente dopo la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Europa, il suo campo di ricerca sarà ristretto solo ed esclusivamente alle donne che in dote porteranno il prezioso passaporto del Regno Unito. 


Morale della storia: Nella vita alcuni inciampi ti portano a cadere rovinosamente. Pero’ poi, se apri gli occhi, la caduta ti mostra un’altro cammino... che ti porta esattamente dove tu volevi andare. 

The End




venerdì 27 luglio 2018

Visto da lontano sembrava amore Parte Quinta

Visto da lontano sembrava amore
La storia di Ilaria
Parte Quinta 





























Il giorno del matrimonio pioveva che Dio la mandava, il vento piegava gli alberi e il bus che ci avrebbe portato al municipio arrivo' in ritardo e strapieno di gente. 

La’ dentro mi sentivo come un topo in trappola. Uscire dal bus non ha cambiato il mio stato mentale, mi mancava il respiro i piedi si muovevano a rallentatore. Insomma la mia mente stava processando a velocità impressionante l’enorme cazzata che stavo per compiere. 

Lungo quel corridoio che portava all’ufficio predisposto per i matrimoni civili mille pensieri affollavano la mia mente. Ho 23 anni e nell’arco di due saro’ divorziata. Che succede se lui non si innamorera’ di me? Cosa accadra' ora se trovo l’uomo della mia vita e lui vuole dei figli e desidera sposarmi?. 

Ho scosso la testa un paio di volte ‘No non succedera’. Nulla di ciò che sognavo e’ accaduto fino ad ora. Nulla fino ad oggi in cui mi sono scoperta una preveggente di fatti che sarebbero successi poco dopo. 

Una Cassandra de noiartri che in quanto alla previsione di sfiga nei minimi dettagli meritava una standing ovation. Anzi la Ola!

La mano tremava al momento della firma per diventare ufficialmente la moglie europea di M., salvarlo dalla merda e infilarmici io.

Al ritorno lui aveva una faccia da ‘Ho vinto alla lotteria’ io da ‘Che cazzo ho combinato!’. 

Ciò che mi ha irritato da subito e’ stato che M. non ha detto nulla. Neanche un Grazie. Aveva raggiunto il suo scopo ed era certo che la strada ora sarebbe stata in discesa per lui. 

Dopo due giorni dall’unione civile io mi sono trasferita a casa sua. Era necessario poiché tutto nei primi mesi doveva apparire ‘normale’ e non destare sospetti. Ho caricato tutte le mie cose su un taxi, che ho pagato io, e appena arrivata al suo indirizzo, ho trasportato tutto fino al quarto piano della palazzina dove lui viveva. 

M. stava seduto sul divano e non ha mosso un dito per aiutarmi. Neanche ‘Benvenuta’ si e’ degnato di dirmi. Insomma la mia convivenza con lui iniziava da subito sotto aspetti plumbei e sicuramente non rassicuranti. 

M. viveva in un appartamento con otto persone racchiuse in 5 camere e un solo bagno. La cucina era piccola ed angusta con un divano letto attaccato alla macchina del gas. 

La triste notizia, che ovviamente non avrei mai immaginato, era che quel divano  - letto puzzolente sarebbe stato il mio letto.  Come mi e' stato detto la sera stessa da quello che ormai era mio marito, lui non poteva ne dormire ne tantomeno avere rapporti sessuali con me poiché ‘Agli occhi di Allah non ero sua moglie’. 

Sono rimasta congelata alla notizia. Giuro che se mi avesse tirato una coltellata non sarebbe uscito neanche un rigolo di sangue. La prima notte l’ho passata li seduta sul mio modesto divano. Non ho chiuso occhio ed ero sicura che il brutto doveva ancora arrivare. 

Alle prime luci dell’alba sento scendere qualcuno dai piani superiori era un ragazzo di pelle olivastra che vedendomi li con la faccia rigata dalle lacrime e le occhiaie che arrivavano fino al mento mi ha sorriso e con un filo sottile di voce mi ha chiesto chi ero e perché ero triste. 

In meno di quindici minuti ho tirato fuori tutta la tristezza ed la bile che provavo. Non ho pero’ menzionato il fatto che ero la novella sposa di M. Era troppo umiliante dire ad alta voce ad uno sconosciuto quanto ero stata ingenua. 

Lui mi ha guardato e mi ha offerto il caffè latte, un toast con la marmellata e della macedonia. Poi  mi ha guardato dritta negli occhi e mi ha detto: ‘Benvenuta io mi chiamo K.’. 

K. era l’unico dentro quella casa a dimostrarsi gentile e sempre disponibile ad aiutarmi mostrandomi dove erano le pentole, come maneggiare lo scaldabagno o essere sicura che la porta principale fosse ben serrata. 

M. non mi degnava di uno sguardo era sempre impegnato a cercare un nuovo lavoro, del resto ora che era cittadino europeo poteva candidarsi per qualsiasi altro impiego più qualificato. 

Lo vedevo girare per casa con abiti nuovi e una impressionante collezione di Ray Ban.

Un giorno gli chiesi come faceva a permettersi di spendere tutti quei soldi, lui rispose in tono sprezzante: “Avevo messo i soldi da parte per poter pagare l’avvocato e appellarmi all’espulsione, poi invece non ne ho avuto più bisogno!”. 

Certo che no, hai trovato l’idiota che ti ha sposato e che fai dormire vicino alla macchina del gas. E se qualcosa va storto togli di mezzo pure l’impiccio e non hai neanche bisogno di divorziare!

To be continued

giovedì 26 luglio 2018

Visto da lontano sembrava amore Parte Quarta

Visto da lontano sembrava amore
La storia di Ilaria
Parte Quarta

Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

Dopo circa un mese che uscivamo insieme sembravamo due vecchi amici. Non un bacio ne una carezza ma tanta complicità. 

Lui negli ultimi tempi sembrava un po’ troppo irrequieto. Il motivo era il timore fondato di dover fare le valigie e tornare a fare il soldato in Pakistan. Quando mi ha detto che il suo visto stava per scadere e la compagnia per cui lavorava non lo avrebbe aiutato sia a livello di sponsorizzazione economica, si parlava di cifre a più zeri, sia prendendosi la responsabilità di far da ‘garante’ ad un pakistano, il sorriso aperto e la positività aleggiavano ancora su di lui ma non erano più visibili al primo impatto.

Lui ne parlava con un velo di tristezza ma con grade dignità. Non una lacrima sul suo viso sembrava segnare il destino che si sarebbe compiuto in pochi mesi. 

Io avevo tanta rabbia nel sentire quella sentenza ingiusta che rovinava la vita a M. e soprattutto gettava in aria il castello di carte che popolava la mia mente. E’ stato in quel momento che M.  mi ha spiegato che l’unica via d’uscita era sposare una europea. 'Se tu mi sposi io ottengo il passaporto europeo e posso rimanere. Sposami'. 

Be’ certo non e’ che me l’ero immaginata così la proposta di matrimonio ma quella parola: ‘Sposami’ mi aveva fatto accelerare i battiti cardiaci e con il cuore in palpitazione e la nebbia fitta che affollava la mente ho risposto : Si!. 

Tornando a casa ho avuto modo di riflettere a mente fredda e invasa dalla positività che mi aveva trasferito M. non vedevo le reali conseguenze. Ho pensato: ‘ma vedrai che vivendo insieme si innamorerà di me e saremo felici’ ‘l’amore nasce nelle più svariate forme e il nostro rapporto crescerà con il tempo’ ‘le rose fioriranno’. Peccato che mi ero dimenticata di considerare che le rose migliori hanno le spine. 

Il giorno dopo avevo già dei dubbi ma la mia mente ancora obnubilata dal miraggio della felicità li reprimeva e anche quando un barlume minimo di razionalità popolava i miei pensieri mi ripetevo: ‘infondo faccio un’opera di bene strappando M. dalla guerra, magari gli sto salvando la vita.’ La samaritana era riapparsa ... più forte e cogliona che mai. 

Se avessi parlato con qualcuno magari avrei anche considerato di mettere la mia vita al primo posto, il mio futuro come priorità. Sfortunatamente l’unica persona a me vicina in quel periodo era M. 
Il momento della confusione, diciamo pure annebbiamento, anzi meglio dire rincoglionimento, passa per tutti e si palesa quando agisci senza pensare alle conseguenze nascondendo tutte le possibili magagne nell’angolo più oscuro della mente. 

Anche se partivamo male, e questo era chiaro anche a me, la vita avrebbe riaggiustato tutto. Mi rincoglionivo di filmetti romantici dove l’happy ending era la conclusione naturale di mille battaglie vinte contro le sfighe della vita. 

Intanto M. era attivo nel preparare le carte e nello spiegarmi le condizioni del matrimonio. Dovevamo rimanere sposati per almeno due anni e vivere sotto lo stesso tetto. Passati i due anni lui otteneva la piena cittadinanza europea, senza più il rischio di essere espulso. 

Lui andava avanti per ore a chiarire i dettagli tecnici del matrimonio e, ciò che notai da subito era la totale assenza di ogni possibile coinvolgimento emotivo da parte sua: ‘Tu devi solo mettere una firma e basta!’ questo mi diceva. 

Una settimana prima del matrimonio ho comprato in saldo da Zara un abito color crema con le maniche a sbuffo. Quello sarebbe stato il mio vestito da sposa. Ad adornare i capelli una coroncina di fiori vistosamente finti. 

I giorni passavano in fretta e due mesi, il tempo utile per raccogliere tutto il materiale ed inviarlo alle autorità, sono sembrati davvero due giorni. 

Nessuno sapeva che mi sarei sposata, neanche mia madre. Tutto doveva rimanere un segreto. M. era ogni giorno più euforico e mi ripeteva sempre cosa avrei dovuto dire ad ogni possibile domanda degli ispettori che avrebbero investigato sulla genuinità del matrimonio.  

To be continued



mercoledì 25 luglio 2018

Visto da lontano sembrava amore Parte Terza

Visto da lontano sembrava amore
La storia di Ilaria

Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

Ogni volta che lo vedevo facevo sempre più fatica a staccarmi da lui. M. mi dava forza e coraggio per affrontare ogni giorno, aveva quella capacità rara di farmi sentire bene con me stessa. I suoi atteggiamenti così dolci e premurosi mi facevano sperare che un giorno o l’altro il mio principe povero mi avrebbe dichiarato il suo amore. 

Eh si M. lavorava per un ristorante molto noto e super lussuoso come Supervisor, ossia uno che fa si il cameriere ma deve controllare che tutto fili liscio in sala. La paga non era un granchè ma questo era l’unico posto che era riuscito a trovare considerando il suo status di extracomunitario a Londra. 

Si sa’ che qui se non hai passaporto europeo o un Visto permanente non puoi ottenere un lavoro facilmente. Mettiamoci pure che M. era pakistano e che per lui e’ stato sempre doppiamente difficile. 

Per stargli più’ vicino mi sono licenziata dal pub in cui lavoravo e mi sono fatta assumere come cameriera nel suo stesso ristorante. Vedevo ogni giorno come tenesse al suo lavoro, quanta passione ci metteva nel fare le cose nel migliore dei modi. Non mi era però sfuggito il fatto che lui avesse un atteggiamento da padre padrone con le cameriere donne mentre accomodante con i colleghi uomini e al limite del servilismo-leccaculismo con i manager. 

Nonostante tutto lavorare con lui mi piaceva e ogni giorno scoprivo qualcosa di lui che non sapevo e che lo avvicinava a me sempre di piu’. La sua infanzia da bambino viziato, figlio di un uomo benestante, l’adolescenza irrequieta e la fuga dal Pakistan dove il destino da soldato gli era stato assegnato sin dalla nascita. 

Quando anche lui si e’ aperto alle confidenze ho ascoltato in silenzio la sua sofferenza. Le mille difficoltà per ottenere un lavoro con il passaporto pakistano e la frustrazione quotidiana di un ragazzo che pur avendo una laurea in economia conseguita a Londra era costretto a servire ai tavoli perché le grandi compagnie finanziarie appena scoprivano le sue origini e le implicazioni economiche nell’assumere un cittadino del Pakistan rispedivano la candidatura al mittente con un cortese ‘le faremo sapere’ seguito dal nulla ovviamente. 

Le cose a Londra funzionano così: se vali davvero ce la fai ma se non sei europeo, o meglio vieni da un paese non europeo, devi avere il visto permanente, ossia il diritto di risiedere nel Regno. Questo poi sarà' l'anticamera per ottenere il passaporto britannico. 

Il metodo più facile per ottenere una visto temporanea e’, per chi se lo può permettere, studiare in una università inglese. Ma questo ovviamente non basta. Si deve poi trovare lavoro entro un anno dalla laurea.  

Una volta ottenuto un impiego il malcapitato venuto da terre lontane deve convincere il suo datore di lavoro a pagare per lui somme esorbitanti per rinnovare ogni anno il permesso e soprattutto garantire alle autorità competenti che non e’ un ‘terrorista’ criminale. La terza via  e’ sposare una ragazza con passaporto europeo cosicché tutti i guai svaniscono con un semplice documento ufficiale che fa ottenere l'agognato visto permanente, ossia il diritto di risiedere nel Regno Unito a tempo indeterminato  e quindi in territorio europeo. Adesso provate voi ad indovinare quale tra le tre opzioni M. ha scelto quando ha incontrato me? Risposta esatta!


Nota: Questa storia mi e’ stata raccontata anni fa... tanti anni fa quando nel Regno Unito neanche si paventava l’idea dell’uscita dall’Europa.

martedì 24 luglio 2018

Visto da lontano sembrava amore Seconda Parte

Visto da lontano sembrava amore
La storia di Ilaria
Seconda parte
Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart


Devo ammettere che all’inizio ero parecchio scettica, mi chiedevo come si fa ad uscire con uno sconosciuto che potrebbe essere volgare, si ubriaca e magari e’ pure violento. Poi mi veniva in mente che io con una persona del genere non e’ che ci sono uscita una volta ma ci sono stata insieme per tanto... troppo tempo!

Certo era che personaggi del genere non sarebbero mai più entrati mai a far parte della mia vita. Tramite Tinder ho conosciuto ragazzi con cui non ho iniziato una relazione ma sono stati oggetto di lunghe conversazioni e grasse risate quando incontravo le mie amiche. 

Ho raccontato di J. il ragazzo che si e’ presentato al primo appuntamento vestito come un manager di una banca. Peccato che ai piedi non indossasse un paio di stringate nere in pelle ma ciabattine da mare color fucsia. Era un vero salutista niente alcol ne sigarette ma sosteneva a gran voce che sniffare cocaina fosse salutare e benefico per il corpo e la mente. Mbe’ vabbe’ contento lui...

Poi e’ stata la volta di J.2 un ragazzotto del Minnesota che per impressionarmi mi ha mostrato la sua peculiare abilità: riusciva a parlare mentre ruttava. Ah che savoir faire che gentleman! 

Dopo questi due incontri a dir poco esilaranti, ma di certo non produttivi, ero decisa a cancellare il mio account su Tinder finché quel giorno di metà luglio ho notato M. Sotto le sue foto un post ‘Sorridi e la vita ti sorriderà basta darle una buona opportunità’. 

Be in inglese non faceva rima ma il messaggio mi ha colpito e quasi senza rendermene conto il mio dito indice ha sfogliato verso destra mettendo automaticamente il Like. 

E’ da quel momento che tutto e’ iniziato e da Alice nel paese delle Meraviglie mi sono ritrovata nella realtà delle Merdaviglie dove le illusioni si trasformano in merda pura facendomi rimpiangere il tempo delle botte e delle umiliazioni del mio ex. 

Ci siamo incontrati per la prima volta in un bar vicino Soho dove la multiculturalità si fonde con il fascino austero dei palazzi londinesi. Appena mi ha visto mi ha accolto con un gran sorriso. 

Non c’era nulla di strano in lui, niente che lo caratterizzasse al negativo. La cosa che mi ha colpito di più di lui era che faceva mille domande e ascoltava le risposte. Non so come ma dopo un ora dal nostro primo incontro io gli avevo raccontato i periodi bui della mia vita inclusa la separazione con il mio ex ragazzo violento. 

Lui ascoltava e per ogni mio pensiero negativo ne aggiungeva uno che aveva il sapore di speranza per il futuro. Il bello e’ che con lui io non mi sentivo una sfigata ma una Cenerentola che aveva incontrato, non certo il principe, ma qualcuno pronto a sottrarla alla solitudine e alle amarezze della vita. 

Cosi’ credevo, anzi diciamo che pur non essendo mai stata una ragazza con la verità in tasca, questa volta pensavo davvero che la vita mi stesse regalando un po’ di felicità dopo  tutte le lacrime versate in passato. 

Dal nostro primo incontro ne sono seguiti altri e la sensazione che avevo appena lo incontravo era di calma e di pace. 

I suoi occhi neri come l’ebano, il colore della pelle caffe latte e il fisico asciutto non erano certo passati inosservati. Un fatto era certo lui era completamente diverso da me, con abitudini e stile di vita agli antipodi: io fumavo come una ciminiera, bevevo alcolici e mangiavo carne mentre lui, da musulmano praticante, non aveva neanche mai provato a fumare e mai neanche assaggiato un bicchiere di birra. Quanto alla carne solo halal. 

Io Italiana e agnostica, lui Pakistano e musulmano fervente. La cosa che mi ha scioccato di più e’ stata quando M., mi ha rivelato di essere ancora vergine all’età di 34 anni. L’islam non permette rapporti sessuali pre-matrimoniali e lui seguiva le regole. 

Be’ anche il cattolicesimo in teoria non lo permetterebbe ma chi cazzo si sposa più senza aver rodato il partner sotto l’aspetto sessuale? Sarebbe come comprare a scatola chiusa no?. Chi e’ cosi’ ingenuo da farlo? Qualche coglione o cogliona c’e’ sempre credetemi!

To be continued



lunedì 23 luglio 2018

Visto da lontano sembrava amore Prima Parte

Visto da Lontano sembrava amore
La storia di Ilaria
Prima parte


Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

Quanto peso ha la paura di rimanere sole quando si decide di abbandonare il proprio paese e catapultarsi in una metropoli come Londra? Quanto conta la disperazione di chi conosce la sensazione di aprire la porta di casa e trovarsi di fronte solo uno specchio che riflette una faccia triste e depressa? Io a queste due domande ho sempre risposto con una sola parola: tantissimo. 

E se e’ vero che quando piove piove per tutti, io ero sempre la sfigata senza un cazzo di ombrello. Chiamatemi pure sprovveduta o idiota non importa io avevo bisogno solo di un uomo che mi tenesse compagnia, poi un giorno assolato di luglio sfogliando Tinder ho visto lui che sorrideva, ho letto la descrizione del profilo: ‘Sorridi e la vita ti sorriderà’ basta darle una buona opportunità’.

Una frase un po’ scontata ma in quel periodo nero avevo bisogno di positività e lui sembrava esserne l’emblema. Solo dopo ho scoperto che il sorriso non era di una persona che voleva sorridere alla vita ma che cercava di pescare l’ingenua di turno per poter continuare a sorridere senza più preoccupazioni. 

Io non ho incontrato il classico stronzo di turno che ti usa per una scopata, io ho conosciuto il professionista della bastardaggine pura. Peccato per lui che la maschera da bravo ragazzo munito delle migliori intenzioni gli si sia scollata rovinosamente dalla faccia prima che potesse ottenere quello che voleva. 

Lavoravo come cameriera in un pub inglese, mi spaccavo la schiena per sette pound l’ora e condividevo la casa con altre cinque persone e il mio fidanzato che, senza lavoro e senza voglia di trovarlo, si sputtanava il mio stipendio comprando sigarette e birra. 

Ogni sera quando rientravo dal lavoro lui non c’era.  Era al solito pub di sfigati ad ubriacarsi e quando tornava a casa si toglieva le scarpe e si divertiva come un matto ad umiliarmi nei peggiori modi possibili: ‘Sta casa fa schifo almeno quanto te’. ‘Sei diventata più’ larga che lunga.’ ‘C’hai sempre i capelli oio e pecorino. Compra uno shampoo e lavati che fai schifo!’. 

E questo succedeva quando era di buon umore. Le serate che tornava con la luna storta volavano spinte e schiaffoni per i motivi più stupidi. Ricordo che una volta mi ha picchiato con la padella perché invece di tornare alla 11 e 30 sono rientrata a mezzanotte. Quei 30 minuti di ritardo sono stati fatali e i lividi li ho portati per una settimana. 

Non riuscivo a lasciarlo ed il perché era semplice: ero stata io a volermi trasferire a Londra e lui, per ‘amore’, mi ha seguito lasciando il suo lavoro e la sua vita in Italia. 

Ogni volta che mi trattava come l’ultima merda del mondo io piangevo tanto da farmi venire le convulsioni, lo odiavo ma poi la sindrome di quella maledettissima buona samaritana, di cui ero affetta da tempo immemore, aveva il sopravvento e così giustificavo ogni suo gesto con la solita frase: devo capirlo, devo accettarlo cosi’ come e’. Anzi devo aiutarlo perché lui soffre piu’ di me. 

Poi ci si mettevano anche i sensi di colpa bastardi, a  convincermi ogni volta a rimanergli accanto. Un pensiero malato su tutti giustificava il suo comportamento inqualificabile: lui ha lasciato tutto per seguirmi.

Cercavo di trovargli un lavoro, rispondevo ad annunci online per lui, facendogli ottenere colloqui. Manco a dirlo lui si presentava raramente e quelle poche volte era così ubriaco che manco lo facevano entrare per il colloquio.

Non ero mai stata un persona ‘felice’. La mia vita e’ sempre stata una battaglia costante contro la depressione e l’infelicità ma ora sentivo di essere scivolata verso l’inferno. 

E’ stato dopo l’ennesima lite con lui, dopo aver preso l’ennesima razione di insulti e botte che ho deciso di mandare a fare in culo la buona samaritana e i sensi di colpa e riprendere in mano la mia vita. 

Ho lasciato quel farabutto del mio ex facendogli trovare i suoi quattro stracci puzzolenti fuori dalla porta di casa accompagnati da un biglietto: 'La merda - ossia il nomignolo con cui mi chiamava abitualmente - ha deciso di farti uscire dalla fogna - come definiva lui la nostra stanza - e puzzare da sola senza lo stronzo intorno!'. 

Non so neanche io come e’ uscita quella frase, l’ho scritta quasi senza pensarci e, francamente pensavo che il mio ex avrebbe fatto un casino tremendo per poter ritornare a casa quella sera. 

Avevo il numero della polizia a portata di mano quando, nascosta dietro la tenda del nostro salone a pianterreno, l’ho visto rientrare dal cancello principale. Ho sentito il respiro mancare quando lui ha preso e letto il bigliettino e con un sorriso tirato ha raccolto la busta della spazzatura dove c’erano le sue cose, se l’ e’ messa su una spalla e se ne e’ andato senza dire una parola. 

Ero sconvolta da quell’atteggiamento. Forse lui non aveva avuto mai il coraggio di lasciarmi e quando l’ho fatto io si e’ sentito sollevato. Fatto sta che da quella sera non l’ho piu’ rivisto. 

La cosa strana di quel periodo era che soffrivo come un cane. Ero talmente abituata a prendermi cura di lui che adesso che non c’era più mi sentivo inutile. Tutte le malignità che mi diceva tornavano come un eco che mi rimbombava nelle orecchie e mi facevano sprofondare in tutte le mie insicurezze. 

Sei brutta, grassa e sciatta. Sei una merda. Non ero io ad averlo lasciato ma lui che mi aveva indotta a farlo perché ai suoi occhi ero un vero e proprio mostro di bruttezza ed inutilità. 

Ci sono voluti mesi e infinite ore di chiacchierate con una mia amica e collega per capire che quel balordo non mi meritava e che io avevo diritto a rifarmi una vita con una persona decente al mio fianco. 

Lei era una ragazza decisa, sempre allegra e positiva che aveva trovato il suo ragazzo su Tinder. Da mesi conviveva con lui ed era felice. Se aveva funzionato per lei perché non avrebbe dovuto funzionare anche per me? Dopo aver sviluppato questo pensiero mi sono iscritta all’App di Tinder. 

To be continued