sabato 17 novembre 2018

Asso di Bastoni - La storia di Veronica Prima Parte

Prima parte 

Sono sempre stata convinta che ad ogni azione corrisponda un credito o un debito che Dio, l’universo o il Karma, chiamatelo pure come volete, ci riserva. Ora io non so chi sia stato a giudicare, ma nella mia storia, quel ‘qualcuno’ ha deciso di impartirmi una lezione che ho pagato davvero cara.

In questa situazione mi ripetevo sempre la solita frase: ‘Senti, Coso come te chiami? Vabbe’ chiunque tu sia, stavolta ho capito davvero. Potresti anche smettere di buttare merda? Anche perché qui già sguazzo nel letame che tra l’altro mi è arrivato fino al collo!’ 

Ma voi pensate che quel qualcuno si fermi ad ascoltare le suppliche? 

No, amici cari. No quell’ipotetico ‘qualcuno’, che io chiamo Coso, continua fino a che non sei in ginocchio, hai finito il repertorio delle bestemmie, che già la metà sono bastate per spedirti dritta all’inferno senza passare dal via, ed inizi a riflettere davvero su cosa ti sia successo. 

Coso a quel punto comincia ad attenuare gradualmente la presa fino a che ti arriva, quella che io ho chiamato l’illuminazione. È a quel punto che Coso ti strizza l’occhio e sembra volerti dire: ‘Ecco brava Veronica, finalmente ha capito quello che volevo che tu imparassi’

In questi casi l’unica cosa che vorresti rispondereè ‘Ma li mortacci tua Coso! C’è modo e modo di insegnare le cose! Eh!!!!

Io sono stata educata nella scuola di pensiero di mia madre, siciliana Doc, in cui la teoria dominante era: ‘Mazze e panelle fanno le figle belle, panelle senza mazze fanno le figlie pazze!’ 

Per chi non lo sapesse, le panelle sono frittate di ceci tipiche della cucina siciliana. Mia madre, insegnate di inglese, me le preparava sempre e di mazzate non ne ho prese poi  così tante. Sarà per questo che sono diventata pazza? O meglio talmente ingenua che qualcuno di voi mi consiererà  pazza!

Credetemi quando vi dico  però che in mezzo al mare di guai che mi ha sommerso ho tirato fuori delle capacità che non credevo di avere. 

Alcuni nascono senza empatia, e diventano stronzi, altri senza intelligenza, e qui parliamo degli idioti, altri ancora vengono al mondo senza quella scaltrezza e malizia per intuire che ‘qualcosa puzza’ nelle situazioni che li circondano, ovviamente mi riferisco agli ingenui. 

Quest’ultima categoria la conosco bene perché io ero da sempre piazzata, tra l’altro in pianta stabile, nel Girone Infernale degli Ingenui. 

Si dice che bisogna benedire gli errori, perché si impara e si migliora, io però sono sempre stata la classica recidiva, ed il perché della mia recidività sta tutta nella mia fede nel prossimo. 

Ho sempre creduto che tutti fossero come me, ossia totalmente incapaci di procurare volontariamente il male. Quando le persone mi ferivano ho sempre trovato mille scuse per giustificarle. 

La mia smisurata fede verso gli altri mi ha sempre portato a pagare un prezzo emotivo  e sentimentale molto alto. Giustificavo le contingenze delle azioni cattive, senza rendermi conto che dietro quelle azioni ci sono persone che a volte, scelgono di farti del male. 

La mia storia, iniziata su Tinder, è stata una ‘avventura’ che ha avuto una valenza trasformante. Come un uragano ha totalmente stravolto la percezione che ho avuto nei miei primi 35 anni. 

Il conto da pagare l’ho pagato e le emozioni ed i sentimenti sono stati solo una parte del pacchetto.


To be continued

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