giovedì 16 agosto 2018

For Ever Peter Pan - La storia di Fabiana- Prima Parte

For Ever Peter Pan
La storia di Fabiana
Prima parte 

Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart



Avete presente quando siete al supermercato e vi trovate la seguente scena: il bambino caccoloso che piange perché vuole non solo la lecca lecca alla fragola, ma anche quella alla coca cola e alla ciliegia... il ragazzino viziato le vuole tutte! E poi c’è la mamma che cerca di calmarlo nel seguente modo: ‘Ma bello de mamma te ne compro solo una ma sara’ speciale... ecco questa prendiamo questa e basta dai!’. 

Ma pensate che il ragazzino piagnucoloso abbia almeno una battuta d’arresto nella sua lagna? Manco per il cazzo. Continua a volerle tutte! 

E’ in quel preciso momento che, ammettiamolo candidamente, ognuno di noi pensa la seguente frase: ‘Signora bella ma due sonori sganassoni proprio non glieli sai dare a tuo figlio?’. E invece la signora si ostina ad accarezzare il bambino senza imporsi con un chiaro no.... perché come sosteneva la Montessori non bisogna traumatizzarli i bambini ma spiegargli le ragioni del rifiuto.

La mamma del supermercato non ha tempo e non si mette a fare il discorsetto al figlio mentre e’ in fila e va a finire che gliele compra tutte. Quando poi apre la porta di casa e il suo pargoletto stronzetto la abbraccia, lei si dimentica di cosa andava detto.

Lui capirà, sarà la vita ad insegnargli che avere tutto non e’ possibile e che ad un certo punto bisogna rinunciare per scegliere quello che ci rende felici anche se la scelta ricade su qualcosa che si discosta da quello che avevamo in mente. Questa e’ la speranza che nutre la mamma. 

La stessa che avevo io quando mi sono innamorata di un eterno Peter Pan. Si vabbe’ non si chiamava Peter ma era comunque bono come er pane. 

Ebbene si, sono stata con uno che a 40 anni puntava il dito sempre su un’altra lecca lecca perché quella che aveva in mano gli piaceva ma il gusto di quella esposta era sempre  più invitante. 

Io, come la madre del supermercato, non sono stata capace di dire subito un chiaro e deciso no accompagnato da un sacrosanto Vaffanculo. Al contrario mi sono ingoiata il mio orgoglio più di una volta per paura di perderlo e ho passato con lui un anno e mezzo della mia vita. 

La mia vita e’ iniziata in Sicilia, precisamente a Palermo, dove sono nata e cresciuta. Ho sempre lavorato e quando ho deciso di emigrare a Londra, l’ho fatto perche' avevo trovato il lavoro che avevo sempre sognato: lavorare come hostess di terra per un aeroporto internazionale. E non parlo di un aeroporto qualunque ma di Heathrow. Il re degli aeroporti nel Regno Unito. 

Heathrow e' paragonabile ad un tipico paesotto dove l’aeroporto occupa la maggior parte della superficie. Tecnicamente e’ ancora Londra ma si trova in zona sei e dista dal centro più di un ora di viaggio con il treno. Io abituata a vivere in città non mi ritrovavo proprio in quella realtà così piccola. 

La mia vita scorreva veloce ed il lavoro assorbiva la maggior parte del mio tempo. Il rumore costante degli aeroplani sopra la mia testa erano diventati ormai la mia ninna nanna. 

La mia vita sentimentale era un po’ più complessa. Dopo aver terminato una storia di sei anni, appena tornata single, mi sono buttata in nuove storie finite tutte nello stesso modo: dopo di me gli uomini trovavano l’anima gemella ... e se la sposavano pure. 

Il destino di merda mi aveva sempre posizionato nel mezzo. Io ero la ‘donna di mezzo’, quella che precede la donna giusta per intenderci. 

Nonostante questo karma di merda che mi inseguiva da tempo non ho mai rinunciato alla ricerca di qualcuno di speciale che potesse completarmi e quando ho scoperto Tinder ho pensato che considerato gli orari di merda che faccio al lavoro e che sono in un posto lontano dalle zone fighe di Londra, perché non provare con questa app?. 

E’ iniziato tutto cosi’, per curiosita’ e per trovare una buona motivazione per evadere da Heathrow ed esplorare ciò che Londra poteva offrirmi. L’ho scoperto più tardi cosa la capitale inglese aveva in serbo per me. Ma e’ stato troppo tardi poiché io non sapevo tagliare il cordone ombelicale di una relazione in cui solo io ero infognata fino al collo. 

To be continued



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