mercoledì 4 luglio 2018

S Come Sesso Parte Terza

S come Sesso 
La storia di Sara

C’e’ da dire che la vita da single mi annoiava parecchio, anche perché non avevo amiche, almeno non amiche che si possano considerare tali, ed il tempo libero lo passavo a correre, cucinare e mangiare torte. In pratica facevo i guadagni di Maria Calzetta, o come diceva mia nonna di Maria Cazzetta: perdevo 200 calorie con la corsa e ne riprendevo 10000 quando addentavo il mio tiramisù o la torta alla crema chantilly. Quell’unico week end da single l’avevo passato a vedere repliche di Grey Anatomy, chattare con L. su Tinder e piangere ripensando a quanto mi mancasse il gatto, il mio adorato Ciocietto, che ero rimasto nella mia vecchia casa insieme a quello che sarebbe diventato a breve il mio ex marito. 

L. avrebbe rappresentato la prova del nove e questa volta non avrei sbagliato. Niente sesso servito come portata principale. Il freno a mano era ben tirato e per sbloccarlo ci sarebbe voluta una persona davvero speciale. Perché non rispondere al messaggio di L.? Perché non raccogliere la sfida? In fondo era una sfida e forse non sarebbe stata la solita sfiga. 

E’ stata questa teoria improntata sulla positività a spingere le mie dita a comporre il messaggio di risposta: ‘Mi piacciono le sfide e le affronto sempre face to face - faccia a faccia’. Aspettavo la risposta come una liceale e dopo tre ore L. mi risponde: “Conosci il pub ‘The white Lion’ vicino Covent Garden? La sfida potrebbe iniziare da li’ . Sabato verso le 7. Cosa ne pensi?”. Penso che si caro L. sono pronta alla partenza il via tanto l’hai dato tu. 

Alle 7 in punto ero già’ davanti al Pub. Vedevo l’immenso via vai di gente che percorreva la strada principale. Turisti, donne ‘fresche di shopping’ che  con sorrisi da ebeti si avviavano verso casa. Ah che bella l’illusione che ti da il negozio quando provi gli abiti e le scarpe. Sara’ la luce giusta o semplicemente la voglia di comprare ma tu in quel camerino ti senti Giselle Bundchen che sfila per Versace. E’ quando arrivi a casa che riprovando lo stesso vestito ti vedi come una cotechino a ferragosto. Anche il colore che sembrava sposare alla perfezione l’incarnato a casa sembra l’accostamento che ti fa pensare ad una abbondante spruzzata di limone nel caffe’. 

E se anche questa fosse una storia ‘limone nel caffe’?’ Mentre facevo queste considerazioni il tempo passava e di L. non c’era traccia. Nell’attesa mi trastullavo con il mio gioco preferito: guardare come si vestono le donne e giudicarle: 'Ma le calze color carne di due tonalità più scura della tua pelle sulla gonna in chiffon... anche no!’. ‘Le scarpe nike fucsia sotto il tailleur gonna o pantalone grigio sono da arresto’. ‘ Ma po esse che indossi i boots con il pelo invernale, gli shorts giro chiappa senza calze, il maglioncino in ciniglia e sopra la giacca a vento? Ma vabbè che non c’e’ più la mezza stagione ma tu sei parecchio confusa’. 

Era ormai passata mezz’ora dall’orario dell’appuntamento e mi stavo lievemente iniziando ad incazzare. Quando stavo per andarmene il mio cellulare vibra. Un messaggio di L.: ‘ Scusa se non ti ho avvertito prima  ma ora sono a Camden Town con degli amici al pub vicino al mercato. Ti va di unirti a noi?”. Ma questo imbecille poteva avvertire prima? Ma ci si comporta così al primo appuntamento? Non si merita neanche un vaffanculo! Mi stavo avviando verso la metro quando penso a quello che mia madre mi ripete sempre: “Figlia mia gli uomini perfetti non esistono. I santi stanno appiccicati sui muri'. E con quel discorsetto che risuonava come una cantilena ho deciso di dare una seconda possibilità a L., così gli ho spedito un messaggio di conferma ed invece di riprendere la linea di metro che mi avrebbe portato a casa mi sono buttata nel mare di gente e a passo svelto, quasi fossi io in ritardo, ho raggiunto la metro di Leicester Square e con la Northern line - linea nera - ho raggiunto Camden Town. 

Arrivata alla fermata, trovo con facilità il pub e da subito riconosco L. dalla foto del profilo su Tinder. E’ appoggiato al bancone del bar e tiene in mano una birra scura. Lo osservo da lontano e noto che e’ altissimo, ha le mani lunghissime e affusolate di un pianista, la pelle color caffellatte, i capelli neri e denti bianchissimi  tanto che, secondo me poteva fare benissimo la pubblicità alla Mentadent. 

E’ insieme ad altri due ragazzi e il trio sembra divertirsi molto. La tentazione di uscire dalla porta e scappare c’e' ed e’ forte. Che ci facevo io li’? Il mio primo incontro con L. doveva essere a tu per tu. Si vabbè anche in un posto affollato ma dovevamo essere io e lui chi erano quei due? Guardo la porta d’uscita ci penso un attimo. Riguardo lui e poi la porta e poi lui... il tempo sembra passare e io non riesco a fare un passo in avanti ma neanche indietro manco dovessi decidere se morire o campare. 

E’ stato lui a notarmi e con un sorriso si e’ avvicinato. “Darling finalmente sei arrivata!”. C’era qualcosa nella sua voce che lasciava capire che nonostante i sorrisi e la disinvoltura sfoggiata con gli amici lui si stava letteralmente cagando sotto dalla paura alla prospettiva che io gli tirassi buca. Orgoglio maschile? Senza alcun dubbio, ma ormai ero li ed era stato lui a riconoscermi e a sbloccare la situazione di stallo. 

Dopo un minuto avevo già il mio primo bicchiere di vino in mano. Il primo dei tantissimi bevuti durante quella serata. Dopo i soliti convenevoli e le domande di rito la conversazione ha iniziato a prendere una piega diciamo imbarazzante. I tre ragazzi hanno intavolato ‘l’avvincente’ topic: donne che non ti danno il culo a letto. Giuro non potevo credere alle mie orecchie. I tre disquisivano su quanto fosse ingiusto che noi femminucce aprissimo le gambe ma tenessimo le chiappette ben strette i primi tempi. ‘Solo quando dici che le ami davvero o le sposi ti concedono il lusso di mettere qualcosa nel loro portabagagli’.

Queste erano state le testuali parole dette dal ragazzo con cui stavo avendo un appuntamento ‘aperto’, ossia io lui e i suoi amici ‘morti di figa’. Nel sentire quelle parole sgranai gli occhi ed ero pronta stavolta a lasciare quella conversazione tra camionisti arrapati. Ancora una volta lui me impedi'. Come? Guardandomi, sfoderando il suo sorriso brillante alla Mandrake e dicendo: “Stavo scherzando ovviamente” e accompagnandomi al bancone per prendere un’altro bicchiere di vino mi ha intortato con un discorso su quanto siano straordinarie le donne e come lui le rispetti profondamente. 

Ho pensato ok e’ stato solo uno scherzo un po’ offensivo, considerato che io ero li’, o magari voleva fare il gradasso latin lover con gli amici. Sono state queste le considerazioni che mi hanno alla fine convinto a rimanere con la combriccola degli sfighe’ annoiati. 

Per tutta la sera lui e i suoi amici non hanno mai smesso di parlare di sesso e donne. Io li’ c’entravo come la maionese nella mouse al cioccolato. Dopo tre ore di bevute e sorrisi davvero forzati ho congedato il trio e finalmente ho imboccato la porta. L. mi ha raggiunto, pensavo volesse solo salutarmi e invece abbiamo iniziato a parlare. Non ricordo cosa ci siamo detti, ciò che non dimentico e’ stata l’alchimia che sentivo c' era tra noi. 

Mai provata un’attrazione così forte per nessuno in vita mia. Il suo timbro di voce mi risuonava dentro come il violino nelle mani di Mozart, quei suoi due immensi occhi neri mi spogliavano e le sue lunghe mani le immaginavo in ogni singola parte del mio corpo.

La sera del nostro primo appuntamento, non ci siamo neanche sfiorati ma io avevo provato un livello altissimo di appagamento sessuale soltanto immaginando cosa sarebbe potuto succedere se io e lui fossimo stati soli in una stanza. Magari una stanza d’albergo dai muri consumati con i mobili da quattro soldi e dal letto scricchiolante. Lui mi parlava ma io non sentivo nulla delle sue parole vedevo solo le sue labbra muoversi e sentivo le mie guance arrossarsi e l’orgasmo arrivare come un treno in corsa. Mi sono poi informata sull’orgasmo mentale. E’ una ‘peculiarita’’ quasi esclusivamente maschile. In un sito specializzato lessi: “gli uomini ne hanno evidenza quando hanno un eiaculazione notturna a causa di un sogno erotico’ . 

Da quel momento in poi L. e’ diventato il mio sogno erotico notturno e diurno. Un assillo che mi provocava ‘eiaculazioni’ femminili davvero inaspettate ma sempre benvenute sia chiaro. L’unico effetto indesiderato era il fatto che il dopo orgasmo immaginato ritornavo alla realtà inutile della mia vita. 

To be continued 

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