La Fiera delle Bugie
La storia di Giulia
Parte terza
Credit Immagine: Marilena Onorato in arte Lena_oart
Sin dai primi messaggi ha dimostrato ironia, saggezza e di avere le idee ben chiare su cosa voleva dalla vita: una donna con cui condividerla. A. era francese, lavorava come ingegnere in una grossa multinazionale a Londra. Viveva in un delizioso appartamentino a St John’s Wood, un ricco quartiere di Londra a due passi da Regent Park, che per capirsi e’ un parco grande come il Molise e dove all’ interno c’e’ anche lo zoo.
A. parlava benissimo, oltre al francese e l’ inglese, anche l’italiano visto che sua madre era originaria di Milano. Il nostro primo incontro e’ stato magico. Era una domenica mattina del primo giorno di primavera e dopo una lunga passeggiata vicino casa sua siamo andati a pranzare al Garden Café’, un ristorante all’interno di Regent Park.
Tutto mi sembrava perfetto, anche troppo devo ammettere. Lui era esattamente quello che cercavo, un uomo attraente, colto, intelligente e soprattutto molto ironico. Tra noi c’e’ stato subito il click e da quel nostro primo appuntamento non abbiamo più smesso di vederci e sentirci.
Certo sotto le lenzuola il francese diciamo che non era il massimo. Anzi diciamo che in molti casi la parte dell’uomo la facevo io con lui che voleva lo chiamassi ‘la mia puttana’ e a me la cosa non dispiaceva. Nonostante questa peculiarità, dopo mesi di frequentazioni A. non dava segni di squilibri mentali o comportamenti anomali. Certo che qualcosina avrei preferito cambiarla.
Una tra tutte il fatto che per lavoro passava molto tempo in Arabia. Anche quando era via comunque non mi faceva mancare le sue attenzioni. Mi chiamava, mandava messaggi e due volte mi ha spedito da Dhahran fiori nel mio ufficio.
Dio come l’ho adorato in quei giorni e non solo per il gesto ma perché quei due mazzi di rose dimostravano ai miei sottoposti che non ero, o almeno non ero solo, la perfida strega che li schiavizzava facendoli lavorare per ottenere i risultati ma ero anche una donna capace di farsi amare. In ufficio qualcuno insinuo’ che me li ero spediti da sola i fiori, ma sinceramente in quel periodo ero all’apice della felicità e le malignità non solo non mi ferivano ma mi facevano ridere.
I primi sei mesi con A. sono stati davvero belli, anche se devo ammettere lo vedevo non proprio con frequenza constante a causa del suo lavoro. Le sue mancanze non le vivevo come punizioni, ma come momenti di riflessione che mi facevano capire ogni volta di più quanto mi mancasse e quanto mi sentivo incompleta senza di lui.
Le nostre chiamate su Skype duravano ore e i suoi arrivi li vivevo con una felicità che mai avrei pensato di provare. Credevo che l’incantesimo delle farfalle allo stomaco e la brama davvero inarrestabile di averlo tra le mie braccia e poterlo baciare fosse solo una periodo momentaneo.
Mi ripetevo ‘Vedrai che l’innamoramento passa poi viene fuori che magari si scaccola mentre guida e rutta dopo la terza birra’.
Ebbene si A. si scaccolava e di brutto, non si tagliava le unghie dei piedi che erano coltelli affilati e quando era brillo parlava solo in francese, ma, per essere sincera, non l’ ho mai sentito ruttare!
Fatto sta che anche i difetti non diminuivano quello che provavo e quando il mio contratto d’ affitto arrivo’ al termine, ed il padrone di casa mi dichiarò senza mezzi termini che la casa la rivoleva perché sua figlia tornava a Londra ed io dovevo ‘sloggiare’, e’ stato proprio lui a dire “Mon Amour vieni a vivere da me ti va?’
Be quel giorno credo, anzi ne sono sicura, fosse stato il più bello della mia vita, perché tutto era come doveva essere, come io volevo che fosse. Questa sensazione mi ha fatto piangere per due giorni ma non di felicita’ come credevo ma di stupore.
Sono sempre stata abituata a cambiare, adattarmi e lavorare duro per ottenere ciò che volevo ora avevo paura che quella fortuna che mi stava cadendo addosso potesse travolgermi come una valanga. Paure immotivate o sesto senso? In quel momento della mia vita non poteva fregarmene di meno perche’: ‘Aho ma poi sticazzi che puo’ succedere mica davvero andrò a convivere con un ‘gran figlio di puttana’. Vado a vivere con l’uomo che e’ capace di rendermi felice e se non saremo compatibili ... Be’ io ritorno alla mia vita e lui alla sua’.
In meno di due settimane io avevo gia’ di fatto impacchettato tutto e mi ero trasferita nel bellissimo appartamento di St. John Wood per iniziare la mia nuova vita. Grazie agli sconti e ai consigli dei designers che conoscevo per lavoro ho ri-arredato la sala arricchendola di quadri eleganti e un divano rosso scarlatto che avevo pagato un sangue.
Nella camera da letto ho fatto buttare giu’ un muro e fatto costruire una cabina armadio che certo non era quella di Carrie Bradshaw in ‘Sex and The City’ ma era il mio orgoglio. Quella stava diventando finalmente la mia casa. Dopo tanto girovagare, quell’appartamento era non solo il luogo dove mangiare e dormire ma il mio piccolo regno.
Con A. andava meravigliosamente bene, o almeno all’inizio era davvero così. Quando non viaggiava rispecchiava davvero lo stereotipo dell’uomo perfetto. Cucinava quello che piaceva a me. Mi comprava a sorpresa biglietti per spettacoli teatrali che sapeva volevo vedere. E questo succedeva spesso! Per il mio compleanno ha organizzato un viaggio a Praga, città che io avevo sempre voluto visitare.
Insomma tutto era troppo perfetto. Troppo da farmi pensare: ‘Ma dove si nasconde la magagna?’. Questa domanda me la sono posta più’ di una volta i primi tempi della mia convivenza con A. Poi con il tempo mi sono rilassata e ho pensato:’ Vabbè ma mica piove sempre sul bagnato no?’. E quando tutto sembrava andare a meraviglia e’ successo l’impensabile. Se ci ripenso oggi ancora non ci credo. Ed invece e’ successo davvero!
To Be continued
Se volete essere aggiornati su quando posterò le parti mancanti della storia
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